Habitat 2020 – abitare la città sensibile

Una mostra/evento che parlerà dell’abitare, di energia, di ecosistema, di comunità e di territorio; un percorso multimediale alla ricerca dell’habitat migliore in cui vivere.

(Dal 13 al 17 febbraio, pescherie della Rocca, Lugo di Romagna)

Il territorio italiano contemporaneo appare come una massa iper-edificata, indistinta, frutto della sommatoria spesso casuale di case-casette, fabbriche-fabbrichette, centri commerciali e centri occasionali. Negli ultimi 60 anni sono stati costruiti metri cubi di edifici in misura pari a quelli realizzati in tutte le epoche storiche precedenti. Questo sistema di “occupazione militare” del suolo e di deformazione del paesaggio delle nostre città è entrato in crisi.

L’economia urbana, produttiva, agricola sono entrate in crisi. Il sistema stesso è entrato in crisi. Si è verificato un FATAL ERROR.

Per una serie di esigenze (risparmio ed efficienza energetica, risparmi nella fornitura di servizi urbanistici e sociali, economia nella mobilità, salvaguardia e tutela dello spazio inedificato residuale) risulta necessario un cambio di rotta, è indispensabile ripensare l’architettura, ridisegnare la città, reinventare la vita quotidiana di ognuno di noi sul nostro Pianeta. L’espansione, lo sviluppo “sostenibile”, la crescita tout-court sono parole e temi da abbandonare rapidamente.

Diviene importante riscrivere la storia del futuro delle nostre città, creare un nuovo senso della città.

Esistono le condizioni per organizzare un reset generale e finalmente adoperarsi per il RE.START.

Partendo dalle nostre città, dalle sue architetture, dagli spazi fisici del paesaggio urbano, ciò non significa assolutamente depotenziare l’industria edilizia, ma solamente riconvertirla verso il recupero delle numerose zone che necessitano di sostituzione, ristrutturazione, restyling o riorganizzazione all’interno delle enormi aree urbanizzate esistenti.

L’oggetto del contendere sono e saranno le periferie oggi prive di servizi, le ex aree industriali oggi abbandonate, le campagne da rinaturalizzare o ricoltivare, i centri storici da recuperare, lo stock edilizio fatiscente, le aree produttive da ri-attivare e le infrastrutture della mobilità che richiedono una drastica riduzione dell’impatto ambientale, il ridisegno e l’armonizzazione paesaggistica di contesti intrusivi e disturbanti, la sostituzione dei manufatti incongrui o degradati. Serve uno sforzo creativo e produttivo capace di innescare, nel giro di pochi anni, una catena di effetti virtuosi sull’economia e sul paesaggio delle nostre città. Per intervenire sulla riqualificazione di 2 miliardi di mq serve lo sforzo di tutti, serve ri-definire gli spazi sensibili della città e del territorio nei quali vivere, serve un habitat più sostenibile, più efficiente, più solidale, un HABITAT 2020.

habitat2020.it

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