Il cubo di luce – ordine invertito

La mission del committente a Effedue srl

Le esigenze della committenza prevedevano la realizzazione di un complesso direzionale di qualità che continuasse a trasformare una città “pubblica” come Imola in città “intelligente” investendo su tecnologie importanti nei settori fondamentali del cambiamento come l’ambiente e il riciclo.
Nell’era in cui tutti i cambiamenti avvengono in maniera rapida urgeva una nuova sede congiunta a quella esistente per rispondere all’ espansione di due grandi società operanti nel settore delle comunicazione e dei servizi ambientali.
La mission di Effedue srl è quella di realizzare ambienti di lavoro a misura d’uomo che uniscano bellezza, comfort e funzionalità. La progettazione degli spazi punta quindi al benessere del lavoratore inteso come condizione che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano e che caratterizza la qualità della vita di ogni singola persona.
Il risultato finale fa comprendere la forza di imprese come Effedue srl che di fronte alle difficoltà sanno reagire presentando un progetto per lo sviluppo, presentandosi sul panorama edilizio esistente come icona del rinnovamento e del futuro.

Progetto architettonico ed interior design: Arch. Antonio Gasparri e Arch. Andrea Ricci Bitti

Effedue: un cubo di luce in cui il cielo si specchia e mostra all’intorno tutti i suoi riflessi. Si anima, prende vita. E questa è la vita che si vuol dare e che si vuole fare uscire dall’interno.
E’ un edificio che in poco più di un anno ha modificato lo skyline del contesto urbano di Imola rendendosi già visibile dall’autostrada A14 ma apprezzabile nella sua totalità solamente percorrendo la Via Molino Rosso.
Da lontano l’effetto evoca anche un cubo di ghiaccio dai mille riflessi di luce, man mano però che ci si avvicina l’occhio è attratto dalla complessità dei dettagli, la superficie a rilievo, i motivi geometrici che si ripetono in modo apparentemente casuale, il portale rosso che si impone sul tono neutro dello sfondo.
E’ di notte però che l’effetto di trasparenza e smaterializzazione viene particolarmente accentuato grazie al sapiente posizionamento dei corpi illuminanti sulla facciata che rendono il cubo ancora più “glaciale”.
A elementi freddi, evanescenti ed eterei (vetri, bianco, luce soffusa) si contrappongono elementi caldi e materici (portone rosso, pietra, greenwood esterni, legno interno, gres scuro, alcuni elementi di arredo e pareti colorate, bagliori di luce, piani sfalsati dei vetri). L’aver cercato di mescolare questi elementi è ciò che dà carattere e dinamicità all’edificio.
Il tutto è stato progettato con criteri mirati a ridurre la richiesta di energia per il miglioramento del comfort interno. Le facciate ad est e nord est interamente realizzate in vetro su struttura in acciaio, consentono lo sfruttamento massimo delle radiazioni solari nelle prime ore del mattino senza disturbare con una luce troppo intensa il lavoro degli addetti all’interno.
Le due facciate più elaborate a sud e sud-ovest, non hanno soltanto una funzione estetica. In realtà si tratta di un involucro creato da una muratura quasi priva di affacci e di una seconda pelle in pannelli di vetro extrachiaro serigrafati che proteggono le facciate sud e sud-ovest, più esposte al sole e al vento.
Fra i due strati si forma un’intercapedine di circa 80 centimetri dove l’aria, circolando in modo naturale grazie all’effetto camino, contribuisce a raffrescare la superficie d’estate e a trattenere il calore d’inverno.
A favore del benessere e dei dipendenti degli uffici direzionali, il progetto esula dal concetto di ambiente chiuso e punta sulla trasparenza, optando per finestre a tutt’altezza e creando anche all’interno ambienti separati da vetri, così da generare un continuum visivo fra le varie sale, rispettando comunque la privacy dovuta agli uffici.
Si sono costruiti luoghi “nuovi” per fare stare bene chi vi entra e permettere di lavorare nei migliore dei modi.

Realizzazione dell’edificio Effedue

Il fabbricato si costituisce di un piano interrato in c.a. gettato in opera che ospita i locali tecnici e l’autorimessa e 6 piani fuori terra realizzati con struttura in acciaio con solai in lamiera grecata e getto corroborante. La scelta di tale metodologia costruttiva è stata dettata dai tempi esigui di realizzazione e per questioni di leggerezza della struttura.
L’edificio è stato progettato secondo criteri bioclimatici che applicano principi costruttivi mirati a ridurre la richiesta di energia per il miglioramento del confort interno ed integrano nell’organismo edilizio dispositivi capaci di sfruttare le fonti di energia rinnovabile in prossimità dell’area.
Esse possono essere riassunte: nello sfruttamento della radiazione solare per il riscaldamento passivo del fabbricato e per la produzione di energia elettrica, nell’utilizzo dei venti per esigenze di ventilazione interna dei locali e per l’iperventilazione dei mesi più caldi e nell’uso del verde per la mitigazione dell’inquinamento provocato da smog.
Il sistema costruttivo che meglio rispondeva alle esigenze di risparmio energetico è rappresentato nell’edifico dal sistema energetico della facciata a doppia pelle, atta a creare un microclima interno ed una qualità dell’aria indoor migliore rispetto ad un sistema di rivestimento tradizionale.
Tale facciata che caratterizza il manufatto edilizio lungo le facciate Sud-Ovest e Nord-Est, si costituisce: di un involucro esterno composto da lastre in vetro serigrafato e un paramento murario interno, completamenti indipendenti tra loro; la distanza fra questi determina la creazione di un’intercapedine di 80 cm continua lungo tutta la facciata. Lo spazio vuoto tra le differenti strutture risulta importante in tutte le stagioni e più precisamente: in estate i moti che si generano permettono all’aria calda di non accumularsi e quindi limitare l’irraggiamento che non avviene mai in maniera diretta ed in inverno contribuiscono all’ isolamento termico e allontanano dal paramento esterno l’umidità che risulta dannosa per i materiali costruttivi.
Le lastre in vetro serigrafato di spessore 2,50 cm sono distribuite su 4 piani distinti e si sovrappongono tra loro di circa 8 cm per parte; questa soluzione produce un elevato effetto scenografico e una riduzione dell’abbagliamento interno, senza andare a discapito del passaggio dell’aria tra le lastre.
L’abilità dei progettisti ha saputo coniugare un elemento di elevata funzionalità in puro linguaggio poetico: una trama che riproduce in diverse posizioni e dimensioni il motivo grafico F2, implicito riferimento ai committenti, che si infittisce o si allarga a seconda del dislivello a cui è posta la lastra rispetto al montante di sostegno.
Il gioco di forme semplici in cui si inseriscono elementi più complessi in una sorta di “disordine ordinato”, viene riproposto anche nelle restanti facciate a curtain wall che si costituiscono di partizioni vetrate aventi moduli di differenti dimensioni che si ripetono in maniera apparentemente casuale.
L’orientamento dell’edificio ha reso possibile la creazione di due prospetti che, sebbene interamente vetrati, garantiscono un’illuminazione ottimale; su di essi si concentrano la maggior parte degli uffici che sono stati pensati per ricevere l’illuminazione laterale assicurando così una luce diffusa riflessa dal cielo e dalle superfici interne ed esterne: infatti su un tavolo presso una finestra, la luce del cielo è predominante, mentre la luce riflessa da superfici interne ed esterne ha minore rilevanza.
Nell’ottica di assicurare un confort interno ottimale si è posta particolare attenzione, vista la prossimità all’ autostrada, anche all’isolamento acustico che è stato risolto mediante due sistemi costruttivi differenti: nella facciata a doppia pelle è lo stesso strato esterno in vetro che provvede ad una prima rifrazione del suono, che viene in seconda battuta assorbita dal gasbeton utilizzato nel tamponamento, mentre nella facciata continua l’abbattimento acustico avviene nel complesso sistema del vetro in cui il sistema complessivo ha un assorbimento pari a 42 dB.
Per cercare di mitigare l’inquinamento atmosferico all’interno del parcheggio e delle aree verdi è stata portata a termine una progettazione del verde che, nonostante non preveda l’impiego di grandi aree, ha cercato di raggiungere un buono standard qualitativo.
Più dettagliatamente all’interno del parcheggio sono state previste aiuole con la piantumazione di alberi del tipo Pyrus calleryana: questa essenza arborea è stata preferita perché, oltre avere un forte effetto scenico soprattutto durante la primavera con la sua fioritura rigogliosa di fiori bianchi ed in autunno per il rosso fuoco delle foglie, è una pianta con un apparato radicale robustissimo, in grado di vivere bene in tutti i terreni, anche i più poveri e sassosi, non necessita di potature, non si ammala facilmente e resiste bene allo smog. A recinzione dell’edificio sono stati inoltre progettati muretti rivestiti in marmo di altezze differenti che sono completati con elementi a siepe di Viburnum Tinus che regalano fioriture che vengono ricordate per le abbondanti apparizioni di piccoli merletti bianco avorio, mentre nelle aiuole a contorno del podio rivestito in legno su cui si erge il manufatto architettonico è stata preferita un’essenza di altezza più bassa ma dai toni colorati come l’Erica carnea.
Come finiture interne sono state previste tramezzature in lastre di cartongesso che fungono da divisorio opaco tra ufficio ed ufficio e partizioni vetrate che separano le aree comuni dagli uffici in un continuum visivo che lascia spaziare lo sguardo pur garantendo la dovuta privacy con l’applicazione di vetrofanie personalizzate. Il pavimento galleggiante è in gress porcellanato a tutta massa con finitura lappata al piano terra. Nell’ottica di utilizzare in quantità minore la luce artificiale è stato previsto un lucernaio in copertura che illumina gli ambienti comuni ai vari piani. La luce riesce a propagarsi ai piani sottostanti grazie alla presenza di un pavimento in vetro delle stesse dimensioni e collocato nella medesima posizione all’interno dei solai interpiano; esso presenta una trama che ripropone il motivo grafico dei vetri esterni in un continuo richiamo di suggestioni.

A2 Studio Gasparri e Ricci Bitti Architetti associati

Antonio nasce a Imola l’ 08/04/1964 e si laurea alla Facoltà di Architettura di Firenze nel 1998 dopo una lunga antecedente esperienza lavorativa; Andrea nasce a Faenza il 3 Aprile dello stesso anno e si laurea anch’esso alla Facoltà di Architettura di Firenze nel 1990. Entrambi collaborano attivamente con l’arch. Francesco Coppola dal 1990 fino al 1994.
Un destino che sembra segnato ancora prima di iniziare e che porta alla fondazione dell’A2 studio nel 1994 in cui le due “A” non stanno a simboleggiare solo le loro iniziali.
Inizialmente la loro attività si è concentrata principalmente sul residenziale, il settore alberghiero e gli spazi espositivi per poi estendersi nella progettazione degli ambiente di lavoro.
Nel 2009, la collaborazione con lo studio aMdL dell’arch. Michele De Lucchi e l’Arch. Angelo Micheli porta alla realizzazione dei nuovi sportelli clienti Hera (23 interventi localizzati su tutto il territorio emiliano romagnolo) ed alcune ristrutturazioni di pregio.
La loro attività si articola in plurime direzioni: dall’architettura per gli interni agli spazi per vivere e lavorare, attività commerciali ed espositive, settore alberghiero ed energie alternative, accompagnando sempre il lavoro professionale a una continua ricerca sui temi del progetto, del disegno, della tecnologia e dell’artigianato.
Le loro creazioni, sostenibili e sempre attente all’ambiente, sono connotate da forte identità ed unicità.
Le numerose realizzazioni per le pubbliche amministrazioni e per importanti committenze private connesse al mondo residenziale e della collettività, ne fanno uno studio completo e di grande rilevanza sul panorama nazionale.
Lo studio ad oggi si avvale della collaborazione di: Arch. Giovanna Campesato; Arch. Maddalena Casarotti; Arch.Chiara Celli; Arch.Valeria Tedaldi.

Progetto: Arch. Antonio Gasparri e Arch. Andrea Ricci Bitti
Collaboratori: Arch. Giovanna Campesato, Arch. Maddalena Casarotti, Arch. Chiara Celli,  Arch. Valeria Tedaldi
Studio: A2 studio Gasparri e Ricci Bitti Architetti Associati
Luogo: Imola (BO)
Anno: 2013

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